Suonarono alla porta e la mamma di Bree, Loren, andò ad aprire. Fuori trovò un ragazzo. Era Adam. Lo fece entrare e lui si accomodò sul divano.«Ti chiamo Bree.» Loren salì le scale e bussò alla porta della stanza di Bree. Lei aprì. «Bree, c'è un ragazzo giù. Vuole parlarti.» Bree la guardò stranita.
«Mmh. Va bene. Digli di salire qui.» Bree aveva le mani sudate. Non si immaginava Adam ma nel profondo del suo cuore un pò ci sperava. Sistemò la scrivania e sentì la porta aprirsi.
«E' permesso?» Bree riconobbe la voce e il cuore le salì in gola.
«Ciao. Si, ehm.. siediti ma, ehm. Vabè fai un pò come ti pare.» Ogni volta che lo vedeva non riusciva mettere due parole insieme per creare una frase. Cominciava a balbettare, non capiva più nulla.Adam rise.
«Va bene. Sono venuto per scusarmi per l'altro giorno. Non dovevo andarmene in quel modo. Non dovevo lasciarti lì da sola. Sono stato uno stronzo.»
«No, ehm. Non preoccuparti.»
«E scusa se ho fatto in quel modo. Se mi allontanavo da te.» Adam abbassò gli occhi. «E' che.. ho paura.»
«Paura? Di cosa?»
«Ho paura di innamorarmi.» Una lacrima gli scivolò lungo il viso perfetto e cadde sulla felpa rossa. «Ho avuto una storia. E' durata cinque anni ed è finita due anni fa. Lei si chiamava Jennifer. Era bella, mora e con gli occhi scuri. L'amavo più di quanto abbia mai amato una persona. Era tutto per me. Poi un giorno..» Parlava piangendo. Aveva gli occhi rossi, gonfi. Bree l'avrebbe voluto baciare in quel momento. «.. un giorno sua madre mi chiamò al cellulare e mi disse che era morta. Un infarto. In quel momento non capii più nulla. Avrei voluto essere morto anch'io, per stare con lei. Bhe. Da quel giorno non mi sono più innamorato. Forse non ho voluto. Non lo so. So solo che non riesco a non pensare a lei. Innamorarmi di qualcun' altra sarebbe come tradirla. » Bree gli sfiorò il viso con una mano, ma la ritrasse.
«Mi.. mi.. mi dispiace.»
«Scusa. Ti ho rattristato la giornata. Ora vado. Scusa.»
«No! Non è vero.» Bree gli prese una mano e lo avvicinò a lei. «Tu hai reso la mia giornata stupenda.» Adam le si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia, poi si voltò e se ne andò.
Le parole che ti direi.
Brenda, per gli amici Bree, ha sedici anni e vive a Bristol. E' la classica studiosa, occhiali, occhi azzurri e capelli castani rigorosamente legati. Bree non ha ancora avuto "le sue prime volte". Non ha mai dato il primo bacio, non ha mai detto ti amo ad un ragazzo, non ha mai infranto una regola. Bree è innamorata di Adam, un ragazzo bruno, alto e bello. Ma lei non ha il coraggio di dirgli quello che prova a causa della sua timidezza, quindi scrive ciò che gli direbbe su un diario.
martedì 9 agosto 2011
venerdì 5 agosto 2011
Quarto Capitolo - Novermbre
Quella sera Bree non riusciva a dormire. Pensava ad Adam. A come l'aveva guardata. Si era sentita un'idiota. Bree si alzò dal letto e andò a sedersi alla scrivania. Prese il suo diario e scrisse. Scrisse come si sentiva, come stava soffrendo. Quanto lo amava, quanto era bello, perfetto. Chiuse gli occhi, sosprirò e riuscì ad addormentarsi.
La mattina seguente si sveglio con la testa sul foglio. Si alzò e andò in bagno. Si guardo allo specchio e si accorse che le era rimasto l'inchiostro sulla fronte. Si poteva leggere benissimo 'Adam ti amo', ma al contrario. Prese il sapone e se lo strofinò per bene sulla fronte fino a quando non sparì completamente e si truccò. Tornò nella sua stanza e prese una felpa grigia e un pantalone rosso. Si infilò le scarpe e scese di casa. Camminava verso la scuola e la pioggia era leggera. Chiuse gli occhi ma continuava a camminare. Si sentì toccare una spalla e si voltò.
«Hey!» Era Adam. Le caddero i libri dalle mani e si chinò per raccoglierli. Adam l'aiutò. «Scusa, non volevo spaventarti.» Bree non sapeva che dire, tremava e basta.
«Eh. No, non preoccuparti. Sono, sono io la stupida.» Disse Bree spostandosi il ciuffo con la mano.
«No. Ma.. che classe fai? Non mi sembra di averti visto prima a scuola.» Bree fece una faccia delusa.
«Ehm.. sono del terzo anno.» Adam la guardava perplesso. «Mmh, la migliore amica di Cadie Campbell.»
«Ah, si. Sò chi è Cadie Campbell.»
«Ecco. Appunto.» Adam guardò il cielo, le nuvole stavano andando via.
«Ma.. cosa ne dici se oggi non andiamo a scuola?» Bree lo guardò con gli occhi spalancati.
«Che, che cosa? Non andare a scuola?»
«Sì. Dai, sarà divertente.» Bree iniziò a balbettare.
«Ma, no. Io, io dovrei.. ehm..»
«Dai, non farti pregare.» Pensò che era un'opportunità per conoscerlo meglio. Così accettò.
Camminarono senza una meta. Poi andarono in un prato. Si stesero sull'erba e guardarono il cielo. Bree però studiava Adam in ogni particolare. Come muoveva le labbra, come camminava, i suoi capelli che si spostavano ad ogni colpo di vento. Adam chiuse gli occhi. Bree invece si mise su un lato del corpo e lo guardava. Allungò una mano verso quella di Adam e lo toccò. Impazzì. Un enorme sorriso le nacque sul volto. Adam si voltò verso Bree, la guardò e allontanò la mano, poi si voltò dall'altra parte e chiuse gli occhi, di nuovo. Bree non sapeva che fare, si sentiva impacciata. Non voleva arrendersi. Voleva fargli capire ciò che provava. Avvicinò di nuovo la mano a quella di Adam. Questa volta era lui che non sapeva cosa fare. La guardò negli occhi e sorrise. Anche Bree sorrise e avvicinò il suo viso a quello di Adam. Lui si avvicinò. Erano vicinissimi, così vicini che potevano sentire il respiro di entrambi sulle labbra. Bree aspettava che lui facesse la prima mossa. Adam mise una mano dietro il collo di lei e la tirò verso di se. Sfiorò le sue labbra ma niente di più. Poi si alzò se ne andò, lasciandola lì, seduta sul prato. Bree portò un dito sulle labbra. Sospirò. Chiuse gli occhi e rimase sul prato. Una lacrima le scivolò rigandole il viso e le finì dritta in bocca.
La mattina seguente si sveglio con la testa sul foglio. Si alzò e andò in bagno. Si guardo allo specchio e si accorse che le era rimasto l'inchiostro sulla fronte. Si poteva leggere benissimo 'Adam ti amo', ma al contrario. Prese il sapone e se lo strofinò per bene sulla fronte fino a quando non sparì completamente e si truccò. Tornò nella sua stanza e prese una felpa grigia e un pantalone rosso. Si infilò le scarpe e scese di casa. Camminava verso la scuola e la pioggia era leggera. Chiuse gli occhi ma continuava a camminare. Si sentì toccare una spalla e si voltò.
«Hey!» Era Adam. Le caddero i libri dalle mani e si chinò per raccoglierli. Adam l'aiutò. «Scusa, non volevo spaventarti.» Bree non sapeva che dire, tremava e basta.
«Eh. No, non preoccuparti. Sono, sono io la stupida.» Disse Bree spostandosi il ciuffo con la mano.
«No. Ma.. che classe fai? Non mi sembra di averti visto prima a scuola.» Bree fece una faccia delusa.
«Ehm.. sono del terzo anno.» Adam la guardava perplesso. «Mmh, la migliore amica di Cadie Campbell.»
«Ah, si. Sò chi è Cadie Campbell.»
«Ecco. Appunto.» Adam guardò il cielo, le nuvole stavano andando via.
«Ma.. cosa ne dici se oggi non andiamo a scuola?» Bree lo guardò con gli occhi spalancati.
«Che, che cosa? Non andare a scuola?»
«Sì. Dai, sarà divertente.» Bree iniziò a balbettare.
«Ma, no. Io, io dovrei.. ehm..»
«Dai, non farti pregare.» Pensò che era un'opportunità per conoscerlo meglio. Così accettò.
Camminarono senza una meta. Poi andarono in un prato. Si stesero sull'erba e guardarono il cielo. Bree però studiava Adam in ogni particolare. Come muoveva le labbra, come camminava, i suoi capelli che si spostavano ad ogni colpo di vento. Adam chiuse gli occhi. Bree invece si mise su un lato del corpo e lo guardava. Allungò una mano verso quella di Adam e lo toccò. Impazzì. Un enorme sorriso le nacque sul volto. Adam si voltò verso Bree, la guardò e allontanò la mano, poi si voltò dall'altra parte e chiuse gli occhi, di nuovo. Bree non sapeva che fare, si sentiva impacciata. Non voleva arrendersi. Voleva fargli capire ciò che provava. Avvicinò di nuovo la mano a quella di Adam. Questa volta era lui che non sapeva cosa fare. La guardò negli occhi e sorrise. Anche Bree sorrise e avvicinò il suo viso a quello di Adam. Lui si avvicinò. Erano vicinissimi, così vicini che potevano sentire il respiro di entrambi sulle labbra. Bree aspettava che lui facesse la prima mossa. Adam mise una mano dietro il collo di lei e la tirò verso di se. Sfiorò le sue labbra ma niente di più. Poi si alzò se ne andò, lasciandola lì, seduta sul prato. Bree portò un dito sulle labbra. Sospirò. Chiuse gli occhi e rimase sul prato. Una lacrima le scivolò rigandole il viso e le finì dritta in bocca.
Terzo Capitolo - Novembre
«Ciao, ehm. Non so se ti sei accorto di me in questi tre anni.. no, che idiota.» Quella mattina, nella sua stanza, prima di andare a scuola, Bree pensava a cosa dire ad Adam. Parlava allo specchio, provava un discorso. «Hey, Adam! Belle unghia!.. Ma che stò dicendo?» Si mise le mani ai capelli. Tolse gli occhiali e li posò sulla scrivania, poi prese la spazzola e cominciò a sistemarsi i capelli. Mise la matita, il mascara e l'ombretto e anche un rossetto rosso chiaro. Indossò una maglietta verde e i jeans grigi. Poi aprì la scarpiera e prese le converse nere. Si diede l'ultimo colpo di spazzola e scese in cucina. Suo fratello Matt stava facendo colazione.
«Ma che cazzo?» Suo fratello rimase a bocca aperta. Il latte gli colava dall'angolo della bocca e lasciava intravedere i cereali masticati. Era una poltiglia disgustosa.
«Che schifo, chiudi la bocca!» Disse Bree mangiando un biscotto.
«Ma che cavolo hai combinato? Cioè, non sembri più tu. Che fine a fatto la mia sorellina studiosa e brutta?»
«Ho solo messo un pò di make-up, ho tolto gli occhiali e ho sistemato i capelli. Tutto qui.»
«Ma..» Matt non finì la frase e ricominciò a mangiare.
«Io vado a scuola, ciao.» Bree prese le chiavi del motorino e uscì. Aprì il garage e spinse il motorino fino alla strada. Salì e mise in moto. Il motorino glielo aveva regalato sua madre per il suo sedicesimo compleanno ma non l'aveva mai usato. Era una vespa rossa con il sellino nero. Mentre guidava si sentiva sicura e continuava a provare un discorso decente che avrebbe detto ad Adam. «Hey, sono Bree, ehm, Brenda Lee. Quella studiosa e noiosa.»
Bree arrivò a scuola e andò subito da Cadie.
«Cadie!» Le diede un colpetto sulla spalla per farla voltare.
«Sì.» Cadie si voltò e rimase sbalordita «Wow! Ancora meglio di ieri. Hai fatto bene a mettere quel rossetto.» Cadie le sfiorò le labbra con un dito. «Adesso cerca Adam.»
«No! No, non ho pensato al discorso.» Disse Bree mettendosi le mani sugli occhi.
«Ringraziami, per fortuna c'ho pensato io. E' tutto scritto qua. Studialo durante l'ora di letteratura.» Cadie rimase un attimo a pensare «Oh cavolo! Ho dimenticato di fare la ricerca su William Shakespeare!» Bree sorrise e uscì dall'armadietto una copia della sua ricerca.
«Ringraziami, per fortuna c'ha pensato la tua Bree.» Cadie sorrise mostrando tutti i denti possibili.
«Grazie, Bree, sei unica.» E l'abbracciò. Dopo qualche minuto suonò la campanella ed entrarono in classe. Bree uscì dalla tasca il foglio che le aveva dato Cadie e cominciò a leggerlo.
Hey Adam, non so se ti ricordi di me. Sono Bree.
Ti va di andare a mangiare qualcosa?
Bree rimase a guardare quelle due frasi inutili, poi si voltò verso Cadie, e la guardò stranita. Cadie le alzò il pollice, per farle capire che andava tutto bene. Bree prese un foglio e una penna e cominciò a scrivere.
Ma sono frasi senza senso! Penserà sicuramente che sono un'idiota!
Accartocciò il foglio e lo lanciò sul banco di Cadie, che prese un foglio e le rispose.
Fidati di me ;)
Bree non sapeva cosa fare ma si fidò della sua migliore amica.
Alla fine delle lezioni Bree andò in cortile e vide Adam seduto sul prato con la sua Nikon tra le mani. Si avvicinò piano e in pochissimi secondi si ritrovò davanti a lui. Adam alzò lo sguardo e la guardò. I suoi occhi blu incrociarono quelli di lui, verdi e profondi. Lei rimase a guardarlo senza aprire bocca.
«Posso aiutarti?» Le chiese Adam stranito. Bree si riprese le cominciò a balbettare cose senza senso. Poi disse.
«Ehm, ciao, sono Bree. Non so se mi conosci..se ti ricordi di me. Boh..ehm..ti va di andare a baciare qualcosa fuori?» Bree si corresse subito. «Mangiare! Ehm.. si, bhe.» Rise. «Ti va di andare a mangiare qualcosa?» Adam sorrise e Bree rimase a guardare i suoi denti perfetti. Un brivido le stava percorrendo la schiena. La gamba le tremava. Chiuse gli occhi.
«Eh, mi dispiace, ma sono impegnato oggi.» Il sorriso di Bree sparì subito.
«Va bene, allora, ala prossima Adam.» Bree si voltò e se ne andò piangendo. Gli occhi le erano diventati rossi e gonfi. Tornò a casa e salì di corsa le scale. Si chiuse nella sua stanza e si lanciò sul letto. Il cuscino era diventato nero a causa delle sue lacrime sporche di make-up. Quando smise si alzò, andò alla scrivania e accese il computer. Entrò su facebook e andò a vedere il suo profilo, come faceva sempre. Riguardava sempre quelle trecentoventicinque foto e ad ogni foto le scappava un sorriso. L'amava, non poteva farci niente.
«Ma che cazzo?» Suo fratello rimase a bocca aperta. Il latte gli colava dall'angolo della bocca e lasciava intravedere i cereali masticati. Era una poltiglia disgustosa.
«Che schifo, chiudi la bocca!» Disse Bree mangiando un biscotto.
«Ma che cavolo hai combinato? Cioè, non sembri più tu. Che fine a fatto la mia sorellina studiosa e brutta?»
«Ho solo messo un pò di make-up, ho tolto gli occhiali e ho sistemato i capelli. Tutto qui.»
«Ma..» Matt non finì la frase e ricominciò a mangiare.
«Io vado a scuola, ciao.» Bree prese le chiavi del motorino e uscì. Aprì il garage e spinse il motorino fino alla strada. Salì e mise in moto. Il motorino glielo aveva regalato sua madre per il suo sedicesimo compleanno ma non l'aveva mai usato. Era una vespa rossa con il sellino nero. Mentre guidava si sentiva sicura e continuava a provare un discorso decente che avrebbe detto ad Adam. «Hey, sono Bree, ehm, Brenda Lee. Quella studiosa e noiosa.»
Bree arrivò a scuola e andò subito da Cadie.
«Cadie!» Le diede un colpetto sulla spalla per farla voltare.
«Sì.» Cadie si voltò e rimase sbalordita «Wow! Ancora meglio di ieri. Hai fatto bene a mettere quel rossetto.» Cadie le sfiorò le labbra con un dito. «Adesso cerca Adam.»
«No! No, non ho pensato al discorso.» Disse Bree mettendosi le mani sugli occhi.
«Ringraziami, per fortuna c'ho pensato io. E' tutto scritto qua. Studialo durante l'ora di letteratura.» Cadie rimase un attimo a pensare «Oh cavolo! Ho dimenticato di fare la ricerca su William Shakespeare!» Bree sorrise e uscì dall'armadietto una copia della sua ricerca.
«Ringraziami, per fortuna c'ha pensato la tua Bree.» Cadie sorrise mostrando tutti i denti possibili.
«Grazie, Bree, sei unica.» E l'abbracciò. Dopo qualche minuto suonò la campanella ed entrarono in classe. Bree uscì dalla tasca il foglio che le aveva dato Cadie e cominciò a leggerlo.
Hey Adam, non so se ti ricordi di me. Sono Bree.
Ti va di andare a mangiare qualcosa?
Bree rimase a guardare quelle due frasi inutili, poi si voltò verso Cadie, e la guardò stranita. Cadie le alzò il pollice, per farle capire che andava tutto bene. Bree prese un foglio e una penna e cominciò a scrivere.
Ma sono frasi senza senso! Penserà sicuramente che sono un'idiota!
Accartocciò il foglio e lo lanciò sul banco di Cadie, che prese un foglio e le rispose.
Fidati di me ;)
Bree non sapeva cosa fare ma si fidò della sua migliore amica.
Alla fine delle lezioni Bree andò in cortile e vide Adam seduto sul prato con la sua Nikon tra le mani. Si avvicinò piano e in pochissimi secondi si ritrovò davanti a lui. Adam alzò lo sguardo e la guardò. I suoi occhi blu incrociarono quelli di lui, verdi e profondi. Lei rimase a guardarlo senza aprire bocca.
«Posso aiutarti?» Le chiese Adam stranito. Bree si riprese le cominciò a balbettare cose senza senso. Poi disse.
«Ehm, ciao, sono Bree. Non so se mi conosci..se ti ricordi di me. Boh..ehm..ti va di andare a baciare qualcosa fuori?» Bree si corresse subito. «Mangiare! Ehm.. si, bhe.» Rise. «Ti va di andare a mangiare qualcosa?» Adam sorrise e Bree rimase a guardare i suoi denti perfetti. Un brivido le stava percorrendo la schiena. La gamba le tremava. Chiuse gli occhi.
«Eh, mi dispiace, ma sono impegnato oggi.» Il sorriso di Bree sparì subito.
«Va bene, allora, ala prossima Adam.» Bree si voltò e se ne andò piangendo. Gli occhi le erano diventati rossi e gonfi. Tornò a casa e salì di corsa le scale. Si chiuse nella sua stanza e si lanciò sul letto. Il cuscino era diventato nero a causa delle sue lacrime sporche di make-up. Quando smise si alzò, andò alla scrivania e accese il computer. Entrò su facebook e andò a vedere il suo profilo, come faceva sempre. Riguardava sempre quelle trecentoventicinque foto e ad ogni foto le scappava un sorriso. L'amava, non poteva farci niente.
Secondo Capitolo - Novembre
Bree stava suonando la chitarra nella sua stanza, sul letto. Era in pantaloncini e una felpa che la copriva tutta. Guardò fuori dalla finestra e si accorse che aveva smesso di piovere. Quindi l'aprì per sentire l'odore della terra bagnata. Mentre guardava fuori vide Cadie camminare verso casa sua. Chiuse la finestra, posò la chitarra al suo posto e scese le scale. Arrivò alla porta e l'aprì. Il freddo le fece congelare la testa e le gambe, che aveva nude. Si tolse gli occhiali per un momento, chiuse gli occhi e si massaggiò le tempie, che le pulsavano. Rimise gli occhiali e vide Cadie sull'uscio. La invitò ad entrare e salirono in stanza. Bree chiuse la porta e si sedette sulla sedia vicino la scrivania, mentre Cadie si sedette sul letto con le gambe incrociate. Non aveva ancora detto una parola, strofinava le mani l'una con l'altra, faceva così quando era nervosa, triste o spaventata. Bree lo sapeva e le chiese cosa avesse.
«Shannon.» Disse con un filo di voce.
«Cosa è successo?» Cadie sospirò e poi iniziò a piangere. Bree si alzò e si sedette anche lei sul letto, si mise in ginocchio e abbracciò la sua amica. Non sapeva cosa fosse successo ma se Cadie piangeva lei la consolava, e Cadie faceva lo stesso con lei. Cadie si asciugò il naso con il maglioncino e guardò Bree.
«Non si è fatto vedere.» Riuscì a dire Cadie mentre continuava a strofinare le mani. «Sono andata dove mi aveva detto lui e, beh, lui non c'era. L'ho chiamato al cellulare e mi ha detto che era solo una scommessa con alcuni suoi amici. Mi ha detto che non ha la minima intenzione di uscire con me.» Bree la guardò stupita.
«Ma..come? Tu sei bellissima, simpatica, solare e chi più ne ha più ne metta. Cioè, sei la ragazza perfetta! Shannon è proprio uno stupido, non sa cosa ha perso.» Cadie la guardò e per un attimo sorrise.
«E tu invece?» Chiese con un sorrisino malizioso.
«Cosa?»
«Hai detto ad Adam che lo ami?»
Bree sbuffò. «Eh? Cosa? No! Non ce la faccio. Insomma guardami!»
«Ti guardo. E sei stupenda. Bellissima, favolosa.»
«Certo, lo dici solo per farmi piacere.» Cadie si avvicinò a Bree e le tolse gli occhiali, le sciolse i capelli e li sistemò. Si alzò e aprì tutti i cassetti, cercava e cercava. «Cosa cerchi?»
«Dove tieni le cose per il make-up?»
«Non..ehm..non ho nulla per il make-up.» Cadie chiuse di colpo il cassetto e si voltò verso di lei.
«Uh, bene. E tua mamma dove li tiene?»
«Nel cassetto del suo bagno.»
«Bene, vieni con me.» Cadie prese la mano di Bree e la portò di corsa nel bangno privato della mamma del sua migliore amica. Il bagno era enorme, una grande vasca idromassaggio, già piena d'acqua, con tanta schiuma e petali di rosa. Bagnoschiuma ovunque. E un lavabo enorme con un specchio che occupava tutta la parete. «Perchè la vasca è piena d'acqua?»
«Mamma la riempie prima di uscire, così quando torna può subito fare il bagno.»
«Tua madre sà cosa vuol dire viziarsi.» Disse Cadie guardandosi intorno e subito cominciò a cercare tutto l'occorrente per il make-up. «Ecco! Trovato. Bene, ora torniamo nella tua stanza.» Le due amiche uscirono dal bagno e tornarono di corsa nella stanza di Bree. «Mmh. Siedi qui, forza.» Cadie batteva la mano sulla sedia per invitare Bree a sedere.
«Ma cosa vuoi fare? Per caso vuoi..» Cadie annuì. «Oh mio Dio. Bene, di male in peggio.»
«Ma no! Vedrai che sarai bellissima.» Cadie iniziò a truccare Bree. Le mise la matita, l'ombretto e il mascara. Non voleva esagerare troppo, ma soprattutto non voleva coprire il bellissimo colore chiaro della sua pelle. «Ecco, finito. Guardati allo specchio.» Bree si alzò dalla sedia e si guardò allo specchio. Non sembrava più lei. Ora era bella. «Vedi, il trucco nero fa risaltare il colore dei tuoi occhi.»
«Wow. I capelli sciolti, niente occhiali, il make-up. Sono, wow, non trovo le parole.»
«Se domani vieni così a scuola, bhe, Adam si accorgerà sicuramente di te.»
«Tu dici?» Disse Bree continuando a guardasi allo specchio. Non poteva credere di essere lei.
«Ne sono sicura.» Cadie guardò l'orologio che aveva al polso. «Cavolo, com'è tardi! Io devo andare Bree, a domani, ciao!» Bree la salutò ma non l'accompagnò nemmneno alla porta, come faceva di solito. Rimase a guardarsi allo specchio. Poi cercò nei cassetti e trovò la sua Polaroid. Apparteneva a suo nonno, ma lui gliel'aveva lasciata prima di morire. Bree si scattò una foto e dalla macchina uscì una lingua bianca e sottile. Bree la sventolò per fare uscire il colore. Continuò a scattare foto, a tutto. Ogni particolare della sua stanza lo intrappolò in quella carta plastificata. Prese tutte le fotografie e le incollò alla parete. E sotto scrisse una frase di William Shakespeare, che aveva studiato proprio quel pomeriggio.
Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
«Shannon.» Disse con un filo di voce.
«Cosa è successo?» Cadie sospirò e poi iniziò a piangere. Bree si alzò e si sedette anche lei sul letto, si mise in ginocchio e abbracciò la sua amica. Non sapeva cosa fosse successo ma se Cadie piangeva lei la consolava, e Cadie faceva lo stesso con lei. Cadie si asciugò il naso con il maglioncino e guardò Bree.
«Non si è fatto vedere.» Riuscì a dire Cadie mentre continuava a strofinare le mani. «Sono andata dove mi aveva detto lui e, beh, lui non c'era. L'ho chiamato al cellulare e mi ha detto che era solo una scommessa con alcuni suoi amici. Mi ha detto che non ha la minima intenzione di uscire con me.» Bree la guardò stupita.
«Ma..come? Tu sei bellissima, simpatica, solare e chi più ne ha più ne metta. Cioè, sei la ragazza perfetta! Shannon è proprio uno stupido, non sa cosa ha perso.» Cadie la guardò e per un attimo sorrise.
«E tu invece?» Chiese con un sorrisino malizioso.
«Cosa?»
«Hai detto ad Adam che lo ami?»
Bree sbuffò. «Eh? Cosa? No! Non ce la faccio. Insomma guardami!»
«Ti guardo. E sei stupenda. Bellissima, favolosa.»
«Certo, lo dici solo per farmi piacere.» Cadie si avvicinò a Bree e le tolse gli occhiali, le sciolse i capelli e li sistemò. Si alzò e aprì tutti i cassetti, cercava e cercava. «Cosa cerchi?»
«Dove tieni le cose per il make-up?»
«Non..ehm..non ho nulla per il make-up.» Cadie chiuse di colpo il cassetto e si voltò verso di lei.
«Uh, bene. E tua mamma dove li tiene?»
«Nel cassetto del suo bagno.»
«Bene, vieni con me.» Cadie prese la mano di Bree e la portò di corsa nel bangno privato della mamma del sua migliore amica. Il bagno era enorme, una grande vasca idromassaggio, già piena d'acqua, con tanta schiuma e petali di rosa. Bagnoschiuma ovunque. E un lavabo enorme con un specchio che occupava tutta la parete. «Perchè la vasca è piena d'acqua?»
«Mamma la riempie prima di uscire, così quando torna può subito fare il bagno.»
«Tua madre sà cosa vuol dire viziarsi.» Disse Cadie guardandosi intorno e subito cominciò a cercare tutto l'occorrente per il make-up. «Ecco! Trovato. Bene, ora torniamo nella tua stanza.» Le due amiche uscirono dal bagno e tornarono di corsa nella stanza di Bree. «Mmh. Siedi qui, forza.» Cadie batteva la mano sulla sedia per invitare Bree a sedere.
«Ma cosa vuoi fare? Per caso vuoi..» Cadie annuì. «Oh mio Dio. Bene, di male in peggio.»
«Ma no! Vedrai che sarai bellissima.» Cadie iniziò a truccare Bree. Le mise la matita, l'ombretto e il mascara. Non voleva esagerare troppo, ma soprattutto non voleva coprire il bellissimo colore chiaro della sua pelle. «Ecco, finito. Guardati allo specchio.» Bree si alzò dalla sedia e si guardò allo specchio. Non sembrava più lei. Ora era bella. «Vedi, il trucco nero fa risaltare il colore dei tuoi occhi.»
«Wow. I capelli sciolti, niente occhiali, il make-up. Sono, wow, non trovo le parole.»
«Se domani vieni così a scuola, bhe, Adam si accorgerà sicuramente di te.»
«Tu dici?» Disse Bree continuando a guardasi allo specchio. Non poteva credere di essere lei.
«Ne sono sicura.» Cadie guardò l'orologio che aveva al polso. «Cavolo, com'è tardi! Io devo andare Bree, a domani, ciao!» Bree la salutò ma non l'accompagnò nemmneno alla porta, come faceva di solito. Rimase a guardarsi allo specchio. Poi cercò nei cassetti e trovò la sua Polaroid. Apparteneva a suo nonno, ma lui gliel'aveva lasciata prima di morire. Bree si scattò una foto e dalla macchina uscì una lingua bianca e sottile. Bree la sventolò per fare uscire il colore. Continuò a scattare foto, a tutto. Ogni particolare della sua stanza lo intrappolò in quella carta plastificata. Prese tutte le fotografie e le incollò alla parete. E sotto scrisse una frase di William Shakespeare, che aveva studiato proprio quel pomeriggio.
Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
giovedì 4 agosto 2011
Primo Capitolo - Novembre
Quella mattina Bree si svegliò e ritrovò le lenzuola sul pavimento. Si alzò e rimase qualche minuto a guardare fuori dalla finestra. Osservava la pioggia scivolare sul vetro appannato e seguiva le gocce con un dito. Lo stesso dito poi se lo portò alle labbra e sentì il freddo che avrebbe dovuto affrontare uscendo da quella casa, così calda, così accogliente. Si girò e si diresse verso l'armadio. Lo aprì e cercò qualcosa che non avesse ancora indossato quella settimana. Ma nulla. Fu costretta ad indossare nuovamente il jeans neri e il maglioncino grigio. Poi si infilò le calze. Andava di fretta e non si accorse di aver messo due calzini di diverso colore. Nel piede sinistro ne mise uno verde e in quello destro lo mise blu e rosso. Scese le scale e andò in cucina ma trovò solo suo fratello Matt bere il latte e i cereali, quelli al miele, quelli che le piacevano tanto quando era bambina.
«Matt, mamma è già andata a lavoro?»
«Si, adesso spostati, stai coprendo la TV e io stò guardando Disney Channel.»
«Hai tredici anni! Quando smetterai di guardare queste cose demenziali?»
«E tu quando smetterai di scrivere quelle cazzate sul tuo diario?»
«Hai letto il mio diario?»
«Oh si, sorella. E l'hanno letto anche Sid, Malcom e Josh.»
«Sei proprio uno stronzo.»
«Anche io ti voglio bene.»
Bree uscì di casa sbattendosi la porta alle spalle. Camminava in modo goffo. Teneva i libri tra le braccia e si mordicchiava il labbro inferiore fino a fare uscire un pò di sangue che poi succhiava. Il freddo le faceva battere i denti e congelare il naso che le diventava rosso come un pomodoro. Camminava a testa bassa e guardava le converse rosse e un pò malandate. Nonostante tutto ciò che le provocava l'inverno -mal di testa, pelle secca, naso rosso e raffreddore- amava quella stagione perchè tutto era silenzioso.
Arrivata a scuola, Bree, mise i libri nell'armadietto e si voltò verso quello della sua migliore amica, Cadie. Cadie aveva i capelli di un biondo scuro e gli occhi verdi. Era simpatica, solare, ma soprattutto era bella. Non un brufolo, non un capello fuori posto. Niente occhiali, niente che la poteva far sembrare brutta. Niente.
«Allora, hai fatto la ricerca di letteratura?» Chiese Cadie.
«Ho la faccia di una che non ha fatto la ricerca di letteratura?»
«Mmh, no.» Cadie si mise a ridere e poi emise un gridolino.
«Cosa c'è?» Bree le fece segno di silenzio portandosi un dito sopra le labbra.
«Indovina chi mi ha invtata ad uscire oggi pomeriggio?»
«Mmh, non lo so. Chi?»
«Wow, che allegria! Comunque, mi ha invitato Shannon.»
«Oh, figo. Ora andiamo in classe.» Bree spinse Cadie verso la classe di letteratura ed entrarono. Bree si sedette e prese la ricerca. Il professore entrò in classe e scrisse sulla lavagna 'Rom' ma il gesso si spezzò prima che potesse finire. Aprì il cassetto e ne cercò uno bianco tra i suoi tanti gessetti colorati. Continuò a scrivere 'Romeo e Giulietta', poi rivolse un occhiata agli alunni. Sospirò e disse.
«Allora, cosa sapete dirmi su Romeo e Giulietta?» Bree fu la prima e l'unica ad alzare la mano. E più il professore pazientava a chiamarla, più lei alzava la mano, fino a contorcersi e a mettersi in ginocchio sulla sedia. Ormai era diventata quasi un'abitudine.
«Sì, Brenda. Rispondi tu.» Il broncio di Bree si tramutò in un immenso sorriso.
«Romeo e Giulietta è una tragedia di William Shakespeare, una tra le più famose e rappresentate, e una delle storie d'amore più popolari di ogni tempo e luogo.»
«Proprio così, Brenda.» Il professore continuava a parlare di Romeo e Giulietta, e Bree era più attenta che mai. L'ora di letteratura era la sua preferita. Bree amava la scuola, era l'unica cosa con cui poteva essere se stessa. Amava scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo. Ma per un attimo Bree si distrasse. Si voltò verso la finestra dove la squadra di football si stava allenando. E vide lui, Adam. Lo vide seduto sugli sfalti a guardare i ragazzi giocare. O non proprio forse. Adam amava fotografare e da lì avrebbe potuto fotografare tutto ciò che circondava la scuola. Indossava un jeans grigio, una maglietta nera e una sciarpa verde. Bree era innamorata di lui da tre anni, ma non aveva avuto il coraggio di dirglielo. Ogni volta che lo guardava negli occhi un brivido le percorreva la schiena scheletrica e la faceva sentire in paradiso.
«Quindi, ragazzi, voglio che facciate una ricerca approfondita su William Shakespeare. Potete andare, a domani.»
«Bree, vieni a mangiare un panino con noi?» Chiese Paul.
«No, ragazzi. Io vado a casa. Ci vediamo domani a scuola.»
Bree uscì dalla scuola e si diresse subito verso casa. Pioveva a dirotto e lei non aveva l'ombrello. Correva e a volte metteva i piedi nelle pozze e si bagnava.
Arrivata a casa salì le scale ed entrò nella sua stanza. Aprì il diario, prese una penna e cominciò a scrivere.
Oggi ti ho visto. Eri così bello.
Speravo ti accorgessi di me, come lo spero ogni giorno.
Ti amo sempre di più, penso solo a te e a volte ti sogno.
Non so come dirti certe cose. Tutte le ragazze lo fanno. Dicono quello che provano.
Ma io sono troppo imbranata e non voglio sfigurare davanti a te, quindi scrivo,
scrivo qui le parole che ti direi.
Bree ♥
«Matt, mamma è già andata a lavoro?»
«Si, adesso spostati, stai coprendo la TV e io stò guardando Disney Channel.»
«Hai tredici anni! Quando smetterai di guardare queste cose demenziali?»
«E tu quando smetterai di scrivere quelle cazzate sul tuo diario?»
«Hai letto il mio diario?»
«Oh si, sorella. E l'hanno letto anche Sid, Malcom e Josh.»
«Sei proprio uno stronzo.»
«Anche io ti voglio bene.»
Bree uscì di casa sbattendosi la porta alle spalle. Camminava in modo goffo. Teneva i libri tra le braccia e si mordicchiava il labbro inferiore fino a fare uscire un pò di sangue che poi succhiava. Il freddo le faceva battere i denti e congelare il naso che le diventava rosso come un pomodoro. Camminava a testa bassa e guardava le converse rosse e un pò malandate. Nonostante tutto ciò che le provocava l'inverno -mal di testa, pelle secca, naso rosso e raffreddore- amava quella stagione perchè tutto era silenzioso.
Arrivata a scuola, Bree, mise i libri nell'armadietto e si voltò verso quello della sua migliore amica, Cadie. Cadie aveva i capelli di un biondo scuro e gli occhi verdi. Era simpatica, solare, ma soprattutto era bella. Non un brufolo, non un capello fuori posto. Niente occhiali, niente che la poteva far sembrare brutta. Niente.
«Allora, hai fatto la ricerca di letteratura?» Chiese Cadie.
«Ho la faccia di una che non ha fatto la ricerca di letteratura?»
«Mmh, no.» Cadie si mise a ridere e poi emise un gridolino.
«Cosa c'è?» Bree le fece segno di silenzio portandosi un dito sopra le labbra.
«Indovina chi mi ha invtata ad uscire oggi pomeriggio?»
«Mmh, non lo so. Chi?»
«Wow, che allegria! Comunque, mi ha invitato Shannon.»
«Oh, figo. Ora andiamo in classe.» Bree spinse Cadie verso la classe di letteratura ed entrarono. Bree si sedette e prese la ricerca. Il professore entrò in classe e scrisse sulla lavagna 'Rom' ma il gesso si spezzò prima che potesse finire. Aprì il cassetto e ne cercò uno bianco tra i suoi tanti gessetti colorati. Continuò a scrivere 'Romeo e Giulietta', poi rivolse un occhiata agli alunni. Sospirò e disse.
«Allora, cosa sapete dirmi su Romeo e Giulietta?» Bree fu la prima e l'unica ad alzare la mano. E più il professore pazientava a chiamarla, più lei alzava la mano, fino a contorcersi e a mettersi in ginocchio sulla sedia. Ormai era diventata quasi un'abitudine.
«Sì, Brenda. Rispondi tu.» Il broncio di Bree si tramutò in un immenso sorriso.
«Romeo e Giulietta è una tragedia di William Shakespeare, una tra le più famose e rappresentate, e una delle storie d'amore più popolari di ogni tempo e luogo.»
«Proprio così, Brenda.» Il professore continuava a parlare di Romeo e Giulietta, e Bree era più attenta che mai. L'ora di letteratura era la sua preferita. Bree amava la scuola, era l'unica cosa con cui poteva essere se stessa. Amava scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo. Ma per un attimo Bree si distrasse. Si voltò verso la finestra dove la squadra di football si stava allenando. E vide lui, Adam. Lo vide seduto sugli sfalti a guardare i ragazzi giocare. O non proprio forse. Adam amava fotografare e da lì avrebbe potuto fotografare tutto ciò che circondava la scuola. Indossava un jeans grigio, una maglietta nera e una sciarpa verde. Bree era innamorata di lui da tre anni, ma non aveva avuto il coraggio di dirglielo. Ogni volta che lo guardava negli occhi un brivido le percorreva la schiena scheletrica e la faceva sentire in paradiso.
«Quindi, ragazzi, voglio che facciate una ricerca approfondita su William Shakespeare. Potete andare, a domani.»
«Bree, vieni a mangiare un panino con noi?» Chiese Paul.
«No, ragazzi. Io vado a casa. Ci vediamo domani a scuola.»
Bree uscì dalla scuola e si diresse subito verso casa. Pioveva a dirotto e lei non aveva l'ombrello. Correva e a volte metteva i piedi nelle pozze e si bagnava.
Arrivata a casa salì le scale ed entrò nella sua stanza. Aprì il diario, prese una penna e cominciò a scrivere.
Oggi ti ho visto. Eri così bello.
Speravo ti accorgessi di me, come lo spero ogni giorno.
Ti amo sempre di più, penso solo a te e a volte ti sogno.
Non so come dirti certe cose. Tutte le ragazze lo fanno. Dicono quello che provano.
Ma io sono troppo imbranata e non voglio sfigurare davanti a te, quindi scrivo,
scrivo qui le parole che ti direi.
Bree ♥
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